Sciare Campus: ricerca della perpendicolarità

Di Fabio De Crignis

Per ricercarla ci vuole la giusta pressione unitamente ai mvimenti antero-posteriori del bacino

Per effettuare una curva nel migliore dei modi a tutti i livelli è necessario ricercare, durante tutta la traiettoria, la perpendicolarità. La perpendicolarità si ottiene quando con l’asse longitudinale che è la linea immaginaria che ci attraversa per tutta l’altezza, dalla testa ai piedi, va a formare un angolo di 90° con gli sci. Ricercarla non è così facile.

in una partenza si cerca la perpendicolarità con il terreno, in modo immediato, tramite l’avanzamento del corpo con l’aggiunta dell’apertura degli angoli del ginocchio, che ci permettono l’aderenza/carico sulla neve, Anticipando i movimenti degli sci. I movimenti, anticipano il movimento degli sci. questo è un moto rettilineo

In una partenza si cerca la perpendicolarità con il terreno, in modo immediato, tramite l’avanzamento del corpo con l’aggiunta dell’apertura degli angoli del ginocchio, che ci permettono l’aderenza/carico sulla neve, Anticipando i movimenti degli sci. I movimenti, anticipano il movimento degli sci. questo è un moto rettilineo

Bisogna andare contro l’istinto, questo perché, se la perpendicolarità si ottiene solamente quando si ha un angolo retto tra corpo e sci e la posizione di questi varia durante la curva, per esempio a causa del terreno che diventa sempre più pendente, sarà necessario seguirli per mantenere la posizione corretta. A inizio curva, con l’incremento della pendenza dovuto al cambiamento del moto curvilineo, tutto il corpo dovrà spostarsi in avanti, in particolar modo il bacino. è questo infatti il punto principale, perché qui si concentrano le forze. La risultante di queste forze deve sempre cadere all’interno dei piedi, così da ottenere centralità. Centralità, altra parolina magica, per alcuni misteriosa o difficile da ricercare.

Perpendicolarità: il moto curvilineo. la perpendicolarità deve esserE PRESENTE su tutta la curva ma dal cambio degli spigoli fino alla massima pendenza va ricercata attraverso l’avanzamento del nostro corpo (asse longitudinale) con il fulcro del bacino (che è il nostro «motore»). PROVIAMO A SALIRE A BORDO DI UN’AUTOMOBILE: Per effettuare un tornante, freniamo per portare i carichi sulle gomme anteriori e permettere all’auto di girare in modo preciso. Sugli sci, non avendo i freni, utilizziamo l’avanzamento/ricerca di perpendicolarità, per riuscire a caricare/deformare le spatole degli sci, e curvare in modo preciso

Perpendicolarità: il moto curvilineo. la perpendicolarità deve essere presente su tutta la curva ma dal cambio degli spigoli fino alla massima pendenza va ricercata attraverso l’avanzamento del nostro corpo (asse longitudinale) con il fulcro del bacino (che è il nostro «motore»). Proviamo a salire a bordo di un’automobile: per effettuare un tornante, freniamo per portare i carichi sulle gomme anteriori e permettere all’auto di girare in modo preciso. Sugli sci, non avendo i freni, utilizziamo l’avanzamento/ricerca di perpendicolarità, per riuscire a caricare/deformare le spatole degli sci, e curvare in modo preciso

 In questa foto, gianluca Grigoletto con i palmi della mani che «sostengono» e si apoggiano sulle natiche, per sentire - percepire gli spostamenti del bacino in avanti, allenando così i movimenti antero-posteriori sull’asse longitudinale. Obiettivo: portando indietro le braccia si aprono la cassa toracica e le spalle generando una diminuzione di equilibrio. Ed è proprio per questo che, non potendo usare le braccia, si è costretti a ricercare l’equilibrio e la centralità attraverso un maggiore avanzamento del bacino/asse longitudinale. Attenzione alle Inclinazioni

In questa foto, gianluca Grigoletto con i palmi della mani che «sostengono» e si apoggiano sulle natiche, per sentire – percepire gli spostamenti del bacino in avanti, allenando così i movimenti antero-posteriori sull’asse longitudinale. Obiettivo: portando indietro le braccia si aprono la cassa toracica e le spalle generando una diminuzione di equilibrio. Ed è proprio per questo che, non potendo usare le braccia, si è costretti a ricercare l’equilibrio e la centralità attraverso un maggiore avanzamento del bacino/asse longitudinale. Attenzione alle Inclinazioni

Si è centrali quando la risultante delle forze che agiscono sullo sciatore cade all’interno del poligono ideale, formato dai nostri piedi, quindi tra gli scarponi. Fondamentale risulta essere anche l’equilibrio che si ha quando la risultante delle forze che agiscono sullo sciatore cade all’interno della base d’appoggio, cioè tra i nostri sci. Riassumendo, uno sciatore può essere centrale e in equilibrio, in equilibrio e non centrale, ma mai non in equilibrio e centrale. Diciamo che si ha una posizione di equilibrio fin che non si cade! Ma torniamo alla nostra perpendicolarità: il bacino, quindi, si sposta a seconda della fase di curva in avanti o indietro con i movimenti antero-posteriori, quasi come se si fosse su un’altalena. Attenzione però, tali movimenti non devono essere esagerati. Il bacino si muove, vero, ma di pochi centimetri, in quanto tale azione serve solo per spostare il peso su diverse zone del piede.

qui si vede Giorgio Rocca, passare il bastoncino dietro la schiena, nella prima fase di curva. Obiettivo: aprire l’angolo posteriore del ginocchio avanzando l’asse longitudinale. In questo modo si crea un avanzamento del baricentro

Qui si vede Giorgio Rocca, passare il bastoncino dietro la schiena, nella prima fase di curva. Obiettivo: aprire l’angolo posteriore del ginocchio avanzando l’asse longitudinale. In questo modo si crea un avanzamento del baricentro

La pressione sui tre punti principali dei piedi (sulle punte, tutto il piede, sui talloni) varia a seconda della fase di curva e di conseguenza della posizione del bacino; a inizio curva il peso sarà spostato maggiormente sulle punte perché il bacino avanza per seguire gli sci che stanno per andare verso la massima pendenza della curva. Nella fase centrale il peso sarà distribuito su tutto il piede in modo uniforme, ma nella fase finale il tallone sarà il protagonista assoluto.

Perché Fabio De Crignis sta sciando con le leve del gambetto non agganciate? Per raggiungere questo Obiettivo: attraverso la diminuzione del sostegno, esasperare la percezione del movimento antero/posteriore del nostro asse longitudinale, per colmare la difficoltà di equilibrio

Perché Fabio De Crignis sta sciando con le leve del gambetto non agganciate? Per raggiungere questo Obiettivo: attraverso la diminuzione del sostegno, esasperare la percezione del movimento antero/posteriore del nostro asse longitudinale, per colmare la difficoltà di equilibrio

La pressione sarà infatti maggiore in quel punto, sempre perché il bacino indietreggia per assecondare il terreno. Immaginiamo una curva come la lettera «C»: se la giriamo di 90° assume la forma di una «U», un po’ cicciotta ma è una U, molto simile anche alla forma dell’half-pipe. Cosa accade: per affrontarlo, nella prima fase, cioè quella più pendente, bisognerà sporgersi in avanti; nella fase centrale, che nella U è la zona più piatta, il corpo sarà verticale, mentre per l’ultima fase, quella in salita, il corpo deve indietreggiare. Questi spostamenti, principalmente del bacino, sono dovuti al fatto che ci deve sempre essere un angolo di 90° tra corpo e sci. Durante una curva avviene proprio questo. Avere la percezione del corpo non è così semplice soprattutto quando si cerca di togliere un errore, come le braccia basse o il bacino troppo indietro che provoca la classica posizione seduta. Non è così immediato anche capire la pressione sui piedi. Proviamo a trovare una soluzione: per semplificare la percezione del nostro corpo si possono utilizzare le mani, le parti senza dubbio più sensibili del corpo, perché dotate di un sacco di recettori. Ad esempio, un esercizio utile per aumentare la sensibilità sul bacino è quello di posizionare le mani dietro le natiche e a inizio curva tirare in avanti il bacino, quindi per ricercare la perpendicolarità. Per sensibilizzare i piedi , invece, un esercizio utile è eseguire su un pendio facile, una discesa sulla massima pendenza solo spostando avanti e indietro il bacino così da sentire il cambiamento di pressione e lo spostamento del peso sotto ai piedi. In questo caso, per le prime volte, si può provare a esasperare i movimenti anche se poi effettivamente non dovranno essere così accentuati. Se si riesce a mantenere una posizione centrale i movimenti d’ingresso in curva saranno molto più facili. In questo modo l’azione dello sciatore sarà decisamente più stabile e performante sulla massima pendenza e in uscita curva, ma cosa più importante potrà disegnare una curva da «bomber», in totale sicurezza. L’errore principale che si commette nella ricerca della perpendicolarità è ricercare l’avanzamento soltanto con le spalle, dimenticandosi del bacino. Questo porta a un cedimento della parte alta che si abbassa e blocca i movimenti di tutto il corpo. Per concludere si è capito che ci sono due elementi fondamentali che ruotano attorno alla parola perpendicolarità: bacino e percezione dei piedi. Se riusciamo a controllare entrambi, possiamo dire di essere già a metà dell’opera!

© RIPRODUZIONE RISERVATA 02 Dicembre 2016
Tags
Ultimi articoli